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ECCO I FATTI
Nel 1985, la Giunta comunale al completo (S. Rapisarda, C. D’Urso, R. Di Bella, M. Di Pino, S. Di Bella, G. Vasta e A. Costanzo) prende in considerazione la possibilità di sfruttare lo specchio d’acqua del porto con l’inserimento di una sezione turistica dando incarico per l’elaborazione di un nuovo Piano Regolatore del Porto. A
quell’epoca, il nostro Porto aveva la classifica di 2ª categoria 2ª classe,
corrispondente a porto d’interesse nazionale, e come tale poteva attingere a
finanziamenti regionali e nazionali. Nel
giugno del 1987, la Giunta comunale presenta al Consiglio, per l’esame e
l’approvazione, il nuovo Piano Regolatore Generale del Porto. Il Piano prevede
la conversione della struttura esistente in porto turistico e peschereccio e
sposta la sezione commerciale in una nuova struttura da realizzare a nord
dell’esistente. Il Consiglio comunale approva il Piano con la delibera n. 135
del 09/06/1987 nella quale risulta imposta la condizione che l’attività
commerciale possa continuare nel frattempo che venga completata l’intera
opera. L’Assessorato
al Territorio e Ambiente, nel settembre del 1988, approva il Piano con delle
prescrizioni del Genio Civile OO.MM. di Palermo e del Consiglio Regionale
dell’Urbanistica e specificando che la suddetta delibera comunale ne fa parte
integrante. L’art. 3 del decreto d’approvazione onera l’Amministrazione
comunale ad ottemperare agli atti conseguenti alle prescrizioni imposte e a
trasmettere le tavole di piano oggetto delle modifiche. L’Amministrazione
comunale, però, non dà seguito a quest’art. 3 del decreto. La
Regione, alla fine degli anni ’90, rilascia ad un Ente privato la concessione
di una banchina interna al porto turistico; proprio quella le cui prescrizioni
del Consiglio comunale e del Genio Civile volevano che fosse accorciata per non
ostacolare le funzioni del porto commerciale (la prescrizione del Comune) e di
quello peschereccio (le prescrizioni del G.C.). Il 30 aprile 2002, in una tavola
rotonda costituitasi a Palermo presso l’Assessorato Regionale al Territorio ed
Ambiente, i Responsabili hanno convenuto di riconoscere la sola prescrizione del
G.C. imponendo al costruttore il ritiro di 8 metri della testata della banchina.
Il costruttore, per bontà sua, ha dichiarato che si asterrà dal realizzare il
molo 20 previsto per le sole imbarcazioni in transito. La
Regione Siciliana, con Decreto Regionale 7 marzo 2001, ha declassato il Porto di
Riposto dalla 2ª alla 3ª classe, che corrisponde a struttura d’interesse non
più nazionale ma interregionale (niente più contributi statali), ed ha
assegnato le funzioni di: commerciale, servizio passeggeri, turistica e da
diporto, peschereccia. Ora
Riposto, senza il rispetto della citata delibera comunale, si ritrova, almeno
fino a quando non verrà realizzata la nuova sezione mercantile, un porto
declassato e senza le funzioni di commerciale e di servizio passeggeri. Non
siamo contro il porto turistico e in modo assoluto contro chi lo sta
realizzando. Diciamo solo che: 1)
- Oggi non vogliamo perdere ciò che dal 1836 i nostri avi hanno fortemente
voluto: uno specchio d’acqua per l’attracco delle navi di piccole/medie
dimensioni. 2)
- Vogliamo un porto turistico che deturpi l’ambiente il meno possibile:
meno terra e cemento a mare; banchine e pontili che lascino intravedere il mare
sotto; banchina di costa che non ostacoli la visuale del mare prevedendo
fabbricati per i soli servizi tecnologici e possibilmente interrati; lungomare
spazioso con ampi marciapiedi; parcheggi adeguati; strada di svincolo a
scorrimento veloce. 3)
- Vogliamo un porto turistico che soddisfa le esigenze d’oggi e non quelle
di venti anni fa. Il Piano Regolatore del porto prevede posti barca da 6 a 24
metri e cioè per natanti ed imbarcazioni da diporto. La tendenza odierna è
quella di prevedere posti barca fino ed oltre 60 m e quindi per imbarcazioni e
navi da diporto. Noi chiediamo un porto turistico più rivolto al transito che
allo stazionamento. Perché
questa lettera aperta? Perché non ci sentiamo tutelati dalle Istituzioni.
Queste sembrano sorde alle nostre richieste. Prima o poi dovranno giustificare
questa loro presa di posizione. Perché, se la delibera n.135 ha valenza, allora
bisogna difendere l’attività mercantile. Nel caso contrario si dica alla
cittadinanza la verità. Riposto, maggio 2002 Il Presidente Gioacchino Copani |