Circolo Ufficiali Marina Mercantile - Riposto

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Giarrizzo.jpg (25773 byte)Giuseppe Giarrizzo
Riposto e l’hinterland ionico - etneo
Insieme ci si salva e ci si sviluppa

Viviamo una stagione culturale, in cui l’incerto presente registra, esaspera le discontinuità e non confida nel tradizionale soccorso del passato: il pensiero storico non aiuta, come spesso in passato, nella ricerca d’identità; mentre stentano a prendere carattere confidente progetti per il futuro, quando sono indefiniti gli attori e vaghi i percorsi. Per converso, è cresciuta negli ultimi anni la consapevolezza di comuni destini delle comunità vicine, ed i patti territoriali costituiscono un terreno positivo di ricerca e di successo.

In siffatto contesto, provo a leggere il ‘destino’ di Riposto, che coincide - a mio avviso - con la capacità del comprensorio ionico-etneo da Acireale alla valle dell’ Alcantara di attrezzarsi per una politica diversificata di turismo culturale, tra l’Etna ed il mare. Due almeno, nello specifico, le eredità che sono parte della dote con la quale la comunità ripostese si presenta alla opportunità ‘notarile’: l’essere stazione di testa della Circumetnea, che costituisce il più rapido ed ecologico accesso all’Etna di nord-est; e l’esistenza del suo porto come del miglior approdo di quel tratto di costa. Esiste un inventario delle risorse culturali del territorio nel comprensorio indicato? Direi di no, giacché ognuno dei soggetti amministrativi coinvolti ha cercato nei decenni passati (senza trovarla) un’identità territoriale propria ed una diversa vocazione, separando tuttavia la città dalla campagna, o assoggettando questa all’urgenza espansiva e speculativa di quella. Il che rende oggi più arduo il percorso inverso, che è quello giusto - far valere le priorità del territorio, che è per sé un bene culturale, sulla città che va riordinata entro schemi che muovano dalla campagna (o, nel caso di Riposto, anche dal mare). Non c’è comunque una via d’uscita migliore dalla presente incertezza: insieme ci si salva, e ci si sviluppa, o insieme si deperisce, si è rassegnati al degrado. Il piano urbanistico deve cedere ad un progetto comprensoriale, che dia alle vocazioni di ogni partner il segno della identità, non separata bensì come apporto ad un comune progetto.

Nessuno dei soggetti coinvolti nel piano territoriale è (riconosciamolo) in grado di ‘imporre’ opzioni, che non siano utili soltanto ma altresì necessarie, agli altri partners. Mentre il conferimento delle proprie risorse ad un pool coordinato può assicurare ricavi in grado di sostenere un processo di sviluppo non solo economico dell’intero comprensorio. Mi auguro che questa impostazione prevalga e che attraverso il concorso dei tanti venga assicurata al mio paese la certezza di un futuro migliore del più recente passato.

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Giuseppe GIARRIZZO. Nato nel 1927 a Riposto (Catania), laureato in Lettere (1948) e Filosofia (1950), libero docente in Storia moderna (1954), nello stesso anno ha avuto il premio Viareggio per il libro su Edward Gibbon e la cultura europea del Settecento. Redattore dell’Enciclopedia Treccani (1951-54). Research fellow della fondazione Rockefeller dal ’54 al ’57 a Londra, Oxford, Leida, Parigi, dal 1957 insegna Storia Moderna presso l’Università di Catania, prima come professore incaricato (1957-64) poi come professore ordinario. Dal 1968 è preside della stessa Facoltà: impegnato a dotare la stessa di una sede prestigiosa, l’ex-Monastero dei Benedettini, donato nel 1975 dal Comune all’Università come sede della Facoltà, e che grazie agli interventi dello Stato e della Regione è stato restituito allo splendore originario.

È autore di studi, da tempo riconosciuti fondamentali, sulla storia sociale e intellettuale dell’Europa moderna, dell’Italia e della Sicilia moderna e contemporanea: David Hume politico e storico (1962); Le relazioni diplomatiche tra la Gran Bretagna e il Regno di Sardegna (1962); Un comune rurale della Sicilia etnea. Biancavilla 1810-1860 (1963); Illuministi siciliani (1965-66); il dibattito politico religioso nell’Inghilterra del sec. XVI (1971-72); Luigi Sturzo (1972); Sicilia politica 1943-45 (1975); Il Mezzogiorno di Gramsci (1977); Mezzogiorno e civiltà contadina (1980); Vico. La politica e la storia (1981); L’illuminismo e la società italiana (1985); Gaetano Salvemini (1986); Catania (1986); Sicilia oggi 1950-1986, (1987); Storia della Sicilia, dal Quattrocento al 1860 (1989); Illuministi siciliani (1991); Mezzogiorno senza meridionalismo (1992); La storiografia del Mezzogiorno moderno (1993).

Condirettore della Rivista Storica Italiana, dirige dal 1964 l’Archivio Storico della Sicilia Orientale, e dal ’68 Siculorum Gymnasiurn. È fellow del St. Antony’s College (Oxford), ed è stato (1971-72) visiting fellow dell’All Souls College di Oxford. È vicepresidente dell’Istituto storico Italiano per l’età moderna e contemporanea (Roma).

Dal 1985 al 1987 consigliere comunale a Catania, è stato vicesindaco ed assessore all’Urbanistica della città - Membro dal 1982 del Consiglio Reg. dei Beni Culturali, ha contribuito attivamente alla politica di tutela e restauro del patrimonio culturale dell’isola. Coordina il comitato del Consiglio per i beni artistici.

Dal 1994 è membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei.